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Un Giappone ancora ridicolo: scoprono traffico carne di balena; arrestati 2 attivisti Greenpeace

22
Jun

Scoprono un traffico di carne rubata e per questo finiscono in manette. Può succedere solo in Giappone a due attivisti di Greenpeace che per aver aperto il vaso di pandora sullo scandalo di carne rubata “in cui è coinvolto il governo giapponese, sostenitore del falso programma della caccia scientifica alle balene nell’Oceano Antartico” ora si trovano in prigione. Lo riferisce Greenpeace in una nota.

L’indagine segreta di Greenpeace, durata 4 mesi, ha fatto emergere, infatti, “le prove di un’appropriazione indebita dei pezzi migliori di carne di balena da parte dell’equipaggio della Nisshin Maru“. I pezzi di carne, fatti passare per bagagli personali, venivano venduti illegalmente. Una delle scatole, intercettata da Greenpeace per verificarne il contenuto fraudolento, è stata mostrata dagli attivisti a Tokyo lo scorso 15 maggio nel corso di una conferenza stampa, come prova della corruzione su vasta scala che arriva al cuore del governo giapponese.

L’associazione ambientalista considera il gesto del Governo “un atto di intimidazione da parte delle agenzie del governo responsabili dello scandalo”. “Il programma di caccia alle balene nel Santuario dell’Oceano Antartico è stato finanziato dai contribuenti giapponesi - ha spiegato Alessandro Giannì, responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia - inclusi gli attivisti di Greenpeace arrestati stamattina, i quali hanno il diritto di sapere chi si approfitta dei loro soldi”.

“Il programma giapponese di caccia alle balene - ha concluso Giannì - è stato screditato a livello internazionale per la sua mancanza di credibilità scientifica, ora è stato screditato anche in Giappone per la corruzione degli operatori coinvolti che adesso cercano di vendicarsi su chi li ha scoperti. Gli attivisti di Greenpeace devono essere rilasciati immediatamente”.

tratto da: helpconsumatori.it

Olimpiadi: fiaccola, nuovi problemi per tappa in Giappone

18
Apr

Non c’è pace per la fiaccola olimpica. Il tempio buddista Zenkoji, infatti, ha chiesto di non essere più il punto di partenza del passaggio della fiaccola il 26 aprile. I monaci del tempio della città giapponese sono intenzionati a rivedere l’intero progetto dopo che il governo cinese ha preso pesanti misure contro le proteste nel Tibet. “La situazione è cambiata molto da quando abbiamo accettato l’offerta”, ha voluto precisare un funzionario del tempio. (Agr)

fonte: instablog.org

politica estera in fase di stallo per il Giappone

17
Apr

Il Giappone sta vivendo una fase di stallo in politica estera, riflesso della prolungata paralisi istituzionale che sta investendo il Paese. Il governo di Yasuo Fukuda sembra incapace di dare forma a quella ‘diplomazia asiatica’, che nelle sue intenzioni dovrebbe funzionare da bussola per orientare la condotta diplomatica nipponica.

La perdita di potere in termini di iniziativa diplomatica, assistenza allo sviluppo e peso economico sono considerati i tre fattori chiave del declino giapponese in Estremo Oriente. Un deficit di influenza che è provato dal ruolo marginale assunto da Tokyo nel negoziato sul nucleare nord-coreano, ormai monopolizzato dalla spoletta diplomatica tra Washington e Pechino. Ma i segnali che svelano l’attuale impaccio del Giappone a districarsi nell’agone internazionale non si fermano qui.

Nel suo primo tour diplomatico il premier australiano Kevin Rudd ha visitato nei giorni scorsi Stati Uniti, Europa e Cina. Tokyo ha espresso disappunto per l’esclusione, in virtù dei legami forgiati da Giappone e Australia nell’ultimo anno, con la firma di un accordo in materia di difesa e l’avviamento di trattative per la creazione di un’area di libero scambio nippo-australiana.

L’impressione è che la diplomazia asiatica di Canberra stia svoltando verso Pechino (ormai il primo partner commerciale dell’Australia), e non solo per le esperienze e inclinazioni personali di Rudd (già ambasciatore in Cina). Il premier australiano, infatti, ritiene più opportuno per il suo Paese – e per i suoi alleati – cercare di imbrigliare l’ascesa economica e diplomatica di Pechino, favorendone l’integrazione nell’attuale sistema delle relazioni internazionali (edificato e plasmato dalle democrazie occidentali al termine del secondo conflitto mondiale).

Molto in questa vicenda ha giocato anche l’atteggiamento passivo della diplomazia nipponica, incapace di aprire una linea di dialogo con il premier australiano, quando Rudd era ancora il ‘ministro degli Esteri ombra’ della opposizione laburista al governo conservatore di John Howard. Dialogo coltivato abilmente, invece, dai raffinati diplomatici cinesi, che continuano a mietere successi a spese dei colleghi nipponici. Il ruolo centrale acquisito dalla Cina nell’Asean ne è un ulteriore esempio.

Per tentare il rilancio della sua ansimante politica estera, il Giappone potrebbe sfruttare le opportunità offerte dal nuovo corso politico taiwanese. Dopo Washington, Taipei è il più importante alleato di Tokyo nella regione. A caldo, probabilmente, l’elezione di Ma Ying-jeou alla presidenza dell’isola ‘ribelle’ non avrà entusiasmato la leadership politica nipponica, per tradizione sospettosa dell’identificazione nazionale e culturale con la Cina del suo partito, il Kuomintang (Kmt). Diffidenza che, negli ultimi otto anni, ha spinto i vari governi giapponesi a stringere stretti rapporti con il presidente uscente, ‘l’indipendentista’ Chen Shui-bian, e con il suo Partito democratico progressista.

Al contrario di Chen, il nuovo presidente di Taiwan ha dichiarato la propria disponibilità ad aprire un canale di dialogo con la Cina. Come precondizione per intavolare un negoziato di pace tra i due Paesi, e giungere così in un futuro prossimo alla possibile riunificazione tra le due sponde dello Stretto di Taiwan, ma pretende da Pechino la rimozione dei missili balistici puntati sull’isola. L’ex sindaco di Taipei vincola poi ogni apertura diplomatica al miglioramento dei rapporti economici bilaterali, specialmente alla creazione di un’area di libero scambio sino-taiwanese.

Stati Uniti e Cina approvano, consapevoli che la difesa dello status quo lungo lo Stretto è per il momento la soluzione migliore per entrambi. Le prove di disgelo sono già in corso. L’incontro di sabato scorso al Forum economico di Boao (Hainan, Cina) tra Hu Jintao e Vincent Siew – il vice di Ma – è stato il contatto di massimo livello dal 1949 tra Pechino e Taipei.

Il leader del Kmt vuole proporre anche al Giappone un accordo di liberoscambio (Tokyo è il secondo partner commerciale di Taipei), da integrare con un accordo di sicurezza allargato agli Usa, con il chiaro intento di riequilibrare il potenziale riavvicinamento di Taiwan alla Cina.

Il governo Fukuda dovrà convincersi che forse è meglio collaborare con un leader taiwanese moderato, che crede nella integrazione economica come strumento per raffreddare la tensione nella regione. Per il Giappone è fondamentale mantenere una certa influenza su Taiwan, così da esercitare un fattivo controllo sulle linee di comunicazione e traffico navale tra le Filippine e Okinawa, che anche i cinesi considerano di importanza strategica, tanto da definire il quadrante marittimo interessato la ‘prima linea delle isole’.

Tokyo teme che l’eventuale riunificazione tra Pechino e Taipei possa costare la perdita di un alleato strategico: un pericolo per la sicurezza dei suoi approvvigionamenti energetici. Se Ma rispetterà però la linea della doppia apertura e dell’equo bilanciamento degli interessi nell’area, allora per il Giappone non sarà più necessario incoraggiare i sussulti indipendentisti di Taiwan. Anzi, i giapponesi potrebbero sfruttare il nuovo legame per scongiurare almeno in Estremo Oriente la propria emarginazione diplomatica.

Sul piano delle dinamiche globali, invece, è difficile immaginare uno scenario diverso da quello che vede un Giappone variabile dipendente nella futura equazione di potenza dominata dalle relazioni tra Stati Uniti, Cina ed Europa.

fonte: paginedidifesa.it

COSPLAY: DAL GIAPPONE CON FURORE

17
Apr

Sono circa 10 anni che in Italia è arrivato il fenomeno del Cosplay (il termine deriva dalla fusione dei termini inglesi di costume + gioco). SI tratta di rappresentazioni o di incontri tra persone vestite con i costumi dei loro protagonisti tratti da film, manga o altro, che ne imitano anche gli atteggiamenti (nella foto una ragazza vestita come Rei, una delle protagoniste del manga giapponese Neo Genesis Evangelion).

In Italia ne abbiamo tre filoni principali: quelli derivati dai manga giapponesi, i primi ad arrivare in Italia dal Giappone, dove questo fenomeno è nato; quelli derivati da film o telefilm di successo, tra cui spiccano i personaggi di Guerre Stellari e di Star Trek; e quelli derivati da gruppi musicali famosi, come i Kiss.

Per la prima volta, il mondo dei Cosplay viene esposto in una mostra fotografica a Milano, dal 16 al 20 aprile. E questo la dice lunga di come il fenomeno si stia espandndo anche da noi.

fonte: julienews.it

Giappone, bullismo su Web problema diffuso nei siti studenteschi

16
Apr

In Giappone si contano circa 38.000 siti Web non ufficiali legati alle scuole medie e superiori che non vengono controllati dagli stessi istituti e in cui sono assai frequenti episodi di bullismo, messaggi a sfondo sessuale ed espressioni violente. E’ quanto ha rivelato un’inchiesta del ministero dell’Istruzione giapponese. “Si sono verificati molti incidenti che hanno coinvolto tali siti Web e non sappiamo con precisione che succede al loro interno”, ha spiegato Tsuyoshi Seno, un funzionario del Ministero dell’Istruzione. Episodi di bullismo online, in cui messaggi e immagini sgradevoli vengono messi online sui siti Web e in cui email indesiderate vengono inviate a telefoni cellulari e su Internet, rappresentano un vero e proprio problema in un Paese che conta circa 15.000 scuole tra medie e superiori. La questione è scoppiata in tutta la sua problematicità lo scorso luglio, quando un ragazzino di 18 anni si è suicidato in una scuola superiore di Kobe, nel Giappone occidentale, dopo che i compagni di classe hanno messo online una sua foto che lo ritraeva nudo sul sito non ufficiale della scuola e gli hanno inviato ripetutamente email in cui gli chiedevano soldi. La ricerca del ministero dell’Istruzione mostra che tra i 2.000 siti Web presi in considerazione, la metà contiene messaggi sgradevoli, almeno il 40% mostra messaggi a sfondo sessuale e in circa un quarto si leggono messaggi violenti come “Ti ucciderò”! La maggior parte di questi siti non ufficiali vengono realizzati e gestiti dagli stessi studenti. Dei circa 1.500 ragazzi delle medie e delle superiori intervistati, un quarto ha risposto di navigare su questi siti e il 14% ha detto di aver postato lì dei messaggi. Il 10% dei ragazzi delle superiori ha detto di aver subìto molestie tramite siti Web, blog o email, secondo quanto emerso da una ricerca condotta dal Comitato per l’Istruzione della prefettura di Hyogo.

fonte: mytech.it

BALENIERE FALLISCONO OBIETTIVO DEI 1000 ESEMPLARI

14
Apr

Le operazioni di disturbo dei gruppi animalisti hanno impedito quest’anno al Giappone di raggiungere l’obiettivo di catturare circa mille balene. Lo ha annunciato l’Agenzia della Pesca di Tokyo precisando che le baleniere rientrano domani dai mari artici con soli 551 esemplari, il 45% circa in meno rispetto al piano originale. “Le nostre attività di ricerca sono state ampiamente ostacolate dalle azioni degli animalisti”, ha chiarito l’agenzia.

Il Giappone si è battuto contro il bando della caccia alle balene per scopi commerciali del 1986 e, ricorrendo a metodi anche poco ortodossi, come comprare il voto degli Stati più poveri facenti parte dell’Iwc (Commissione baleniera internazionale), è riuscito ad ottenere la possibilità di cacciare balene per “scopi scientifici”.

Un “escamotage”, secondo molti, che nasconde il fatto che i giapponesi considerano la carne di balena un piatto prelibato e irrinunciabile della loro tradizione culinaria.

fonte: notizie.alice.it

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